Ostriche di Sardegna - Produzione, ricerca e innovazione

Nelle acque cristalline e nelle lagune della Sardegna, si sta consolidando una storia di successo: l’allevamento dell’ostrica.

A guidare e sostenere questa evoluzione è Sardegna Ricerche, agenzia regionale per la promozione della ricerca, dell’innovazione e dello sviluppo tecnologico. Il suo obiettivo è costruire un futuro prospero per l’ostricoltura sarda, creando un ponte tra le imprese, il mondo della ricerca e le istituzioni, per trasformare le sfide in opportunità.

Attraverso le testimonianze dirette degli ostricoltori, dei ricercatori del Centro Marino Internazionale e di altri stakeholders, il documentario esplora le origini storiche del consumo di ostriche e la crescita dell’ostricoltura come settore economico emergente in Sardegna.

Il racconto affronta l’evoluzione delle tecniche di allevamento, l’innovazione e la sostenibilità ambientale, mettendo in luce l’impatto economico e sociale di questa nuova attività per le comunità costiere.

Con un’attenzione particolare alle immagini delle coste sarde e alle storie personali di chi si dedica a questa attività, il documentario racconta l’ostricoltura, inserita in un contesto storico, socio-culturale e ambientale di grande pregio.

La passione degli allevatori, la ricerca scientifica e la tutela dell’ambiente marino si intrecciano per dare vita a un racconto che valorizza l’identità e il futuro di questa tradizione emergente.

https://www.raiplay.it/video/2026/01/Ostriche-di-Sardegna-77b5d186-d4f3-4a69-ae0b-cddc41bbb9e6.html?wt_mc=2.www.cpy.raiplay_vid_RaiSardegna-RaiSardigna.

In the crystal-clear waters and lagoons of Sardinia, a success story is taking shape: oyster farming.

Leading and supporting this evolution is Sardegna Ricerche, the regional agency for the promotion of research, innovation, and technological development. Its goal is to build a prosperous future for Sardinian oyster farming by creating a bridge between businesses, the research community, and institutions, transforming challenges into opportunities.

Through first-hand accounts from oyster farmers, researchers from the International Marine Centre (IMC), and other stakeholders, the documentary explores the historical origins of oyster consumption and the growth of oyster farming as an emerging economic sector in Sardinia.

The narrative delves into the evolution of farming techniques, innovation, and environmental sustainability, highlighting the economic and social impact of this new activity on coastal communities.

With a special focus on the stunning imagery of the Sardinian coastline and the personal stories of those dedicated to this work, the documentary portrays oyster farming within a historical, socio-cultural, and environmental context of great value.

The passion of farmers, scientific research, and the protection of the marine environment intertwine to create a story that celebrates the identity and future of this emerging tradition.

A S'ORGOLESA

Interamente in lingua sarda (Orgolese) “a s’orgolesa” costruisce la sua ossatura narrativa alternando dinamicamente parti dialogate e Tenore.

Attraverso i Canti il film intesse una trama volta a raccontare la particolarità del territorio Orgolese: il carattere fiero e dignitoso della sua gente e quel profondo senso di unità e coesione che da sempre contraddistingue questa comunità.

“A s’orgolesa” non si propone come una indagine etnomusicologica, ma vuole essere un film in cui il Tenore, parte attiva della narrazione, attraverso la forza evocatrice propria della lingua sarda, è, insieme alle voci dei cittadini, strumento principe e costitutivo del racconto. I canti cuciono le testimonianze di una comunità che, orgogliosa delle proprie origini e del proprio trascorso, si protende oggi verso un presente in continua trasformazione, di cui il Canto a Tenore non è mera celebrazione di un passato oramai lontano, ma fedele trasposizione poetica di tematiche sociali particolarmente vive all’interno della comunità.

Il percorso tracciato dai testi dei Canti, al quale fanno da contrappunto le testimonianze del paese, prende spunto dalle attività quotidiane dei suoi abitanti, al fine di creare un affresco lucido, dinamico ed onesto della realtà di Orgosolo oggi: luogo dove ancora la parola “comunità” ha un forte significato identitario, dove agli ideali ancora ci si appassiona e se ne discute, certo… spesso animatamente, ma con grande spirito di partecipazione sociale e comunitaria.

Orgosolo, oggi, esprime ancora peculiarità sociali e culturali che la rendono unica; concetti su cui si sono costruiti molti discorsi identitari, compresi stereotipi spesso negativi: l’orgolese come “vero” sardo, autentico e orgoglioso, ma anche violento, bandito. Emblema di una sardegna “arcaica” che non vuole convertirsi alla modernità, immagine che non rappresenta i valori autentici della comunità orgolese.
Le feste ad Orgosolo conservano un grande valore sociale e comunitario, oltre che essere sempre più occasione di promozione turistica per il paese e tutto il territorio. Sono ancora profondamente legate al loro significato ancestrale in sintonia con i ritmi della natura e per questo sono il filo conduttore che scandisce i tempi del film.

Il Ferragosto è la festa più antica (ha origine precristiana) e più sentita ad Orgosolo dove ancora la vita è legata indissolubilmente al mondo agropastorale e alla cultura del pastoralismo. I festeggiamenti si protraggono dal 13 al 23 agosto e segnano la chiusura della stagione agricola passata e l’inizio di quella nuova. Per questo motivo rappresenta il punto di partenza naturale per il film che da questo momento continua, ripercorrendo un’intero anno e tornare, nel finale, alla festa dell’assunta dell’anno successivo.

BABEL Film Festival 2024 – Fiorenzo Serra Film Festival 2025 (finalista) - LA Film & Documentary Award 2025 – Sacrae Scenae 2025 WINNER -  20 MICE - Mostra Internacional de Cinema Etnográfico 2025 – WINNER IsReal 2025 sez. Scenari sardi - WINNER “Premio De Seta” Clorofilla Film Festival 2025

Dalla Quercia alla Palma - i 40 anni di Padre Padrone

Sinossi


Maggio 1977: “Padre padrone” di Paolo e Vittorio Taviani vince a Cannes la Palma d’oro. Quarant’anni dopo il documentario va alla ricerca di ricordi, curiosità e aneddoti sul film attraverso la testimonianza dei registi e soprattutto dei protagonisti Omero Antonutti e Saverio Marconi che tornano in Sardegna, ritrovano i luoghi dove fu girato, incontrano le tante comparse sarde che a loro volta inanellano inediti frammenti di memorie sulla lavorazione. A far da collante a queste voci – fra cui Nanni Moretti, che aveva un piccolo ruolo – lo scrittore Gavino Ledda, l’autore del romanzo al quale liberamente si ispirarono i Taviani.


Selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2017 – sezione riflessi

L'isola di Medea - Pasolini e Callas, l'amore obliquo

L'isola di Medea - Pasolini e Callas, l'amore obliquo

Lo scrittore-regista più scomodo e provocatorio del momento e la divina cantante più acclamata del mondo:
Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Il film che li fece incontrare fu “Medea”, l'anno il 1969. Cinquant’anni dopo riemerge - attraverso i ricordi e gli aneddoti dei componenti della troupe e degli amici più cari – il racconto di un amore impossibile. Un’indagine su due anime sensibili, e in quel momento fragili, che seppero creare un rapporto artistico e umano così profondo, delicato e speciale.

Sinossi
Il documentario “L’isola di Medea” esplora il rapporto speciale nato nell’estate del 1969 durante la lavorazione del film “Medea” tra il regista Pier Paolo Pasolini e la protagonista Maria Callas. Non fu una storia d’amore classica, come la dipinse la stampa dell’epoca attratta dal potenziale mediatico della coppia: un regista scomodo e provocatorio, dichiaratamente omosessuale e una celeberrima cantante d’opera appena “scaricata” dall’armatore Onassis. Fu invece l’incontro fra due anime sensibili, la nascita di un rapporto artistico bello e coinvolgente, di un’amicizia profonda e speciale. Il racconto di questa affinità elettiva prende forma attraverso i ricordi e gli aneddoti dei componenti della troupe e degli amici più cari della coppia: parlano Ninetto Davoli, che condivise con Pasolini momenti privati e artistici; Nadia Stancioff, l’assistente personale della Callas; il costumista Piero Tosi, la costumista Gabriella Pescucci, lo scenografo Dante Ferretti, il direttore di produzione Fernando Franchi, l’attore Giuseppe Gentile (all’epoca campione olimpionico di salto triplo), l’attrice Piera Degli Esposti (che debuttò con “Medea”), la scrittrice Dacia Maraini (che con Pasolini, Moravia e la Callas fece due lunghi viaggi in Africa), lo storico del cinema Roberto Chiesi (che è anche il direttore del Centro Studi-Archivio Pasolini presso la Cineteca di Bologna): ciascuno illumina con particolari anche inediti il legame che unì Pier Paolo e Maria, soprattutto durante le riprese del film nel set dell’isola di Grado e della laguna: un luogo dove Pasolini trovava le sue radici friulane e dove amava ritirarsi per scrivere e pensare e nel quale portò spesso anche la Callas. Per la divina: “Medea” fu la sua prima e unica prova d’attrice al cinema, un momento di riscatto contro l’umiliazione subita da Onassis e un mettersi alla prova poiché come cantante d’opera era ormai al tramonto; e l’incontro con Pasolini, uomo colto e sensibile, le diede nuova forza e linfa artistica.
Alcuni frammenti delle lettere e poesie che il regista e la cantante si scambiarono, letti da voci off e illustrati dai disegni di Davide Toffolo, segnano come capitoli il documentario, approfondendo i dettagli di un rapporto delicato e sincero. A far da corollario anche i ricordi delle comparse del film, reclutate nell’isola di Grado: un punto di vista popolare, ricco di piccole curiosità.

(Qui non è) Giorgino

(Qui non è) Giorgino

Il racconto di una giornata in spiaggia a Giorgino, fino agli anni ‘50 del secolo scorso la spiaggia dei cagliaritani, oggi periferia urbana in cerca di riscatto dall’abbandono e dal degrado.
L’estate volge al termine, non meteorologicamente però, infatti il clima è afoso e gli abitanti di Giorgino affollano la piccola spiaggia del villaggio pescatori per trovare un po’ di conforto alla calura che a metà settembre picchia ancora forte.
Dalle conversazioni “intercettate” in spiaggia, al bar, nel borgo, il racconto di come sopravvive quella che un tempo (neppure tanto lontano) fu la spiaggia di Cagliari e dei cagliaritani: un arenile lungo 11 Km di finissima sabbia bianca ora ridotto a una stretta striscia di spiaggia ricoperta di terra, alghe e rifiuti, costretta fra i moli del porto commerciale e quelli del porto “canale” che, spezzandola in due, l'hanno cancellata dai luoghi frequentati dai cagliaritani.
Un tempo era un quartiere popolato, c’erano le ville dei nobili ma anche i casotti dei pescatori, palafitte costruite sulla spiaggia, che ora è stata cancellata dalle aree di colmate realizzate con i materiali dragati per la realizzazione del canale: 460 ettari destinati a piazzali, attività industriali e servizi. Mai realizzati.
Solo il piccolo lembo di spiaggia prospiciente il villaggio pescatori (guai a chiamarlo dei pescatori, perché di pescatori non ce n’è più) sopravvive tenuto pulito e decoroso dagli abitanti del borgo che tenacemente, malgrado le innumerevoli difficoltà, l’assenza di servizi e - soprattutto - l’isolamento dal resto della città, non si rassegnano a lasciarlo morire.

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