L'isola di Medea - Pasolini e Callas, l'amore obliquo

L'isola di Medea - Pasolini e Callas, l'amore obliquo

Lo scrittore-regista più scomodo e provocatorio del momento e la divina cantante più acclamata del mondo:
Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Il film che li fece incontrare fu “Medea”, l'anno il 1969. Cinquant’anni dopo riemerge - attraverso i ricordi e gli aneddoti dei componenti della troupe e degli amici più cari – il racconto di un amore impossibile. Un’indagine su due anime sensibili, e in quel momento fragili, che seppero creare un rapporto artistico e umano così profondo, delicato e speciale.

Sinossi
Il documentario “L’isola di Medea” esplora il rapporto speciale nato nell’estate del 1969 durante la lavorazione del film “Medea” tra il regista Pier Paolo Pasolini e la protagonista Maria Callas. Non fu una storia d’amore classica, come la dipinse la stampa dell’epoca attratta dal potenziale mediatico della coppia: un regista scomodo e provocatorio, dichiaratamente omosessuale e una celeberrima cantante d’opera appena “scaricata” dall’armatore Onassis. Fu invece l’incontro fra due anime sensibili, la nascita di un rapporto artistico bello e coinvolgente, di un’amicizia profonda e speciale. Il racconto di questa affinità elettiva prende forma attraverso i ricordi e gli aneddoti dei componenti della troupe e degli amici più cari della coppia: parlano Ninetto Davoli, che condivise con Pasolini momenti privati e artistici; Nadia Stancioff, l’assistente personale della Callas; il costumista Piero Tosi, la costumista Gabriella Pescucci, lo scenografo Dante Ferretti, il direttore di produzione Fernando Franchi, l’attore Giuseppe Gentile (all’epoca campione olimpionico di salto triplo), l’attrice Piera Degli Esposti (che debuttò con “Medea”), la scrittrice Dacia Maraini (che con Pasolini, Moravia e la Callas fece due lunghi viaggi in Africa), lo storico del cinema Roberto Chiesi (che è anche il direttore del Centro Studi-Archivio Pasolini presso la Cineteca di Bologna): ciascuno illumina con particolari anche inediti il legame che unì Pier Paolo e Maria, soprattutto durante le riprese del film nel set dell’isola di Grado e della laguna: un luogo dove Pasolini trovava le sue radici friulane e dove amava ritirarsi per scrivere e pensare e nel quale portò spesso anche la Callas. Per la divina: “Medea” fu la sua prima e unica prova d’attrice al cinema, un momento di riscatto contro l’umiliazione subita da Onassis e un mettersi alla prova poiché come cantante d’opera era ormai al tramonto; e l’incontro con Pasolini, uomo colto e sensibile, le diede nuova forza e linfa artistica.
Alcuni frammenti delle lettere e poesie che il regista e la cantante si scambiarono, letti da voci off e illustrati dai disegni di Davide Toffolo, segnano come capitoli il documentario, approfondendo i dettagli di un rapporto delicato e sincero. A far da corollario anche i ricordi delle comparse del film, reclutate nell’isola di Grado: un punto di vista popolare, ricco di piccole curiosità.

(Qui non è) Giorgino

(Qui non è) Giorgino

Il racconto di una giornata in spiaggia a Giorgino, fino agli anni ‘50 del secolo scorso la spiaggia dei cagliaritani, oggi periferia urbana in cerca di riscatto dall’abbandono e dal degrado.
L’estate volge al termine, non meteorologicamente però, infatti il clima è afoso e gli abitanti di Giorgino affollano la piccola spiaggia del villaggio pescatori per trovare un po’ di conforto alla calura che a metà settembre picchia ancora forte.
Dalle conversazioni “intercettate” in spiaggia, al bar, nel borgo, il racconto di come sopravvive quella che un tempo (neppure tanto lontano) fu la spiaggia di Cagliari e dei cagliaritani: un arenile lungo 11 Km di finissima sabbia bianca ora ridotto a una stretta striscia di spiaggia ricoperta di terra, alghe e rifiuti, costretta fra i moli del porto commerciale e quelli del porto “canale” che, spezzandola in due, l'hanno cancellata dai luoghi frequentati dai cagliaritani.
Un tempo era un quartiere popolato, c’erano le ville dei nobili ma anche i casotti dei pescatori, palafitte costruite sulla spiaggia, che ora è stata cancellata dalle aree di colmate realizzate con i materiali dragati per la realizzazione del canale: 460 ettari destinati a piazzali, attività industriali e servizi. Mai realizzati.
Solo il piccolo lembo di spiaggia prospiciente il villaggio pescatori (guai a chiamarlo dei pescatori, perché di pescatori non ce n’è più) sopravvive tenuto pulito e decoroso dagli abitanti del borgo che tenacemente, malgrado le innumerevoli difficoltà, l’assenza di servizi e - soprattutto - l’isolamento dal resto della città, non si rassegnano a lasciarlo morire.

Per Grazia non Ricevuta

Per Grazia non Ricevuta

“Per grazia non Ricevuta” è il racconto del viaggio picaresco, a tratti surreale, ma sempre inesorabilmente lento, di due artisti, Giovanna Maria Boscani e Joe
Perrino che, insieme, attraverseranno la Sardegna a bordo di un’Ape-Car. Partendo dall’istituto carcerario più a sud della Sardegna, il carcere di Uta, il viaggio di Giovanna e Joe toccherà le strutture carcerarie dell'isola dove i detenuti consegneranno agli artisti la loro richiesta di “grazia” sotto forma di ex-voto: disegni, scritti, oggetti, concorreranno a decorare l’Ape-Car, che verrà trasformata da Giovanna Maria Boscani in una installazione artistica itinerante.
In questa direzione si sviluppa l’idea di spezzare l’isolamento carcerario, proponendo un’avventura quasi surreale che unisca gli istituti di pena attraverso l’arte e la musica. Nel lavoro dell’artista la Ape-Car diventa un elemento simbolico e fantastico che si presenta come medium di relazione fra pratica artistica e il vissuto carcerario.
Per Grazia non Ricevuta non vuole essere un'indagine socio-antropologica, ma cassa di risonanza per storie, desideri, ambizioni, sogni che, altrimenti, rimarrebbero rinchiusi fra le mura degli istituti di pena. La forma del film sarà più simile a quella del cinema narrativo che a quella del documentario, in tutto il film non ci saranno interviste ne voice over, ma solo dialoghi: fra i due protagonisti e con le persone che incontreranno nel loro viaggio. Più che da una sceneggiatura in senso tradizionale, “Per grazia non ricevuta” si muoverà a partire dalle storie dei detenuti che si intersecheranno e definiranno la struttura della narrazione.
Quello di Zuanna e Joe è un viaggio su un mezzo d’altri tempi che, non potendo percorrere arterie a scorrimento veloce, li costringe a spostarsi su strade secondarie. Joe, anche se allenato dai trasferimenti in tante tournée su mezzi improbabili, presto inizierà ad accusare la fatica, la noia e l’eccessiva rumorosità
dell’Ape. Anche Giovanna accuserà la fatica, ma cercherà di nasconderla visto che è stata lei a scegliere un mezzo così vetusto e inadeguato ai lunghi trasferimenti.
I detenuti saranno coinvolti direttamente nell’allestimento decorativo del mezzo con la richiesta di donare una loro personale interpretazione di ex voto; dalle mani del detenuto che l’ha creato, secondo la sua libera espressione, l’ex voto passa nelle mani di Giovanna Maria Boscani che lo trasporta oltre le mura del carcere e lo colloca sull’ape, portandolo nel suo “pellegrinaggio”. I detenuti saranno così parte attiva di un processo creativo che li vedrà protagonisti delle loro istanze e delle loro visioni.

Con le nostre mani

Con le nostre mani

Con le nostre racconta la storia di Anna e Giovanni, una coppia di coniugi che vive in un paese nel sud della Sardegna.
Anna e Giovanni sono sposati da ormai trentaquattro anni e durante la loro vita sono riusciti a togliersi qualche soddisfazione: hanno una casa tutta loro che via via adattano alle loro esigenze, un figlio che si è laureato anche grazie ai loro sacrifici, e una notevole autosufficienza guadagnata duramente  durante il corso degli anni. Quelli che ad altri possono sembrare traguardi normali per Anna e Giovanni, affetti da poliomielite sin dai primi mesi di vita e quindi costretti ad utilizzare stampelle e sedie a rotelle per potersi muovere, sono l’orgoglio di una vita vissuta a combattere per far valere i propri diritti e superare tutte le barriere -architettoniche, culturali e sociali- che hanno dovuto affrontare. 
Ora, con l’invalidità che peggiora a causa dell’età (Anna è del 1953 e Giovanni del 1944), hanno perso gran parte dell’indipendenza che avevano e si trovano ad affrontare dei nuovi problemi: la necessità, mai avuta prima, di un aiuto domestico e al contempo la solitudine dovuta al fatto di non potersi più muovere autonomamente come erano abituati. 
Il loro desiderio è poter ritornare a Bosa, il paese natale di Giovanni sulla costa nord-ovest della Sardegna, dove in passato hanno trascorso tanti momenti felici e dove vivono ancora dei parenti che non vedono più da tanto tempo. 
Con le nostre mani è un’immersione nella vita quotidiana di Anna e Giovanni, una coppia di invalidi ormai anziani col sogno di poter fare nuovamente qualcosa che prima gli era normale: salire in macchina e andare a riabbracciare i parenti.

L'estate di Joe, Liz e Richard

L'estate di Joe, Liz e Richard

Era l’agosto del 1967 quando una produzione all stars – protagonisti Elizabeth Taylor e Richard Burton, regia di Joseph Losey, sceneggiatura di Tennessee Williams, musica di John Barry, il commediografo Nöel Coward fra gli interpreti – si insediava in un angolo incontaminato della Sardegna, vicino ad Alghero, per dare inizio alle riprese di “Boom".Perché un film prodotto con budget altissimo per l’epoca, sotto l’ombrello dello Studio Universal, e che aveva tutte le carte in regola per diventare un successo internazionale, fu invece uno storico flop al botteghino? La risposta è nei piccoli e grandi dettagli inediti che emergono dall’intrigante ritorno su quel set, nella scogliera di Capo Caccia, ritrovando le tessere
di un puzzle complesso e sorprendente: le memorie e gli aneddoti dei protagonisti superstiti, intrecciate ai ricordi della gente del posto che fu coinvolta nella lavorazione del film; le potenti suggestioni di una location selvaggia e unica, dove venne costruita e poi distrutta una incredibile villa a strapiombo sul mare e che per tre mesi ospitò la coppia di divi più acclamata del pianeta; il racconto di un originale incontro artistico e l’atmosfera dei turbolenti e creativi anni Sessanta.

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